Chiunque abbia un profilo Facebook ha avuto modo di affiliarsi, cliccando su “like”, a una pagina fan dal nome demenziale.
Spazi-tributo a particolari situazioni e sensazioni, il più delle volte che riconducono a una dimensione adolescenziale e/o studentesca o che tirano in ballo luoghi comuni diffusi e battute d’utilizzo popolare: diventare fan di pagine di questo genere è stato per un certo periodo anche una moda.
Il senso di molti di questi spazi non era ben chiaro: il cliccare sul pulsante “like” non offriva alcun valore aggiunto dal punto di vista sociale agli utenti connessi (essendo l’attività di community management talvolta completamente assente), ma risultava essere efficace solo per affermarsi nella propria rete sociale, considerando che, essendo l’intento presunto di determinate pagine quello di “far ridere” alla lettura del titolo, questo permetteva di proporre ai propri “amici” una sorta di “selection” di battute spiritose.
In effetti, l’abitudine alla “multiaffiliazione” ha fatto sì che per un periodo abbastanza lungo, la bacheca generale degli utenti italiani fosse intasata da notifiche fiume dei propri amici simili a, ad esempio: “L’amico X è diventato fan di ‘Anziani che…’ e altre 25 pagine“.
I fatti, in realtà, hanno dimostrato altro: perché spazi che inizialmente sembravano slegati dall’avere un senso si sono rivelati bacino di business da cui attingere, proprio perché costruiti con un pubblico il più delle volte decisamente ampio. Vediamo perché.
Pensate, amici lettori, a quante volte avete premuto “like” su una pagina che poi avete dimenticato di seguire, pochi attimi dopo esservici connessi: basta guardare fra le vostre informazioni a quante siete affiliati per trovare talvolta numeri molto alti, nell’ordine delle centinaia. Il più delle volte arrivavate a queste pagine grazie – come sottolineavamo poc’anzi – ai vostri amici; perché a differenza delle brand page cui magari vi siete connessi per il principio di brand awareness, certi spazi erano impossibili da raggiungere con una ricerca “nominale”. Connessioni dovute grazie solamente a una dinamica virale.
Ebbene, da un giorno all’altro quegli spazi hanno cominciano ad essere gestiti. Con aggiornamenti di status magari slegati dal titolo, come condivisione di notizie curiose, macabre, a luci rosse, o anche vere e proprie proposte commerciali. Pagine prima senza un senso apparente che diventano ottime risorse per trovare contenuti.
Contenuti che, capita di notare, vengono pubblicati uguali in più pagine contemporaneamente, come da una stessa mano. Una gestione sbagliata di spazi diversi fatta dallo stesso community manager? No.

