Come ha affermato recentemente Derrick De Kerckhove, sociologo dell’Università Ferdinando II di Napoli, oggi “Internet non è più solo tecnologia, ma funziona come una specie di limbo, trasmette emozioni.” Lo stessa funzione di trasmettitore di emozioni è svolta oggi dai social media, ma a differenza della pittura, dell’arte e dei romanzi il mondo del Web 2.0 riduce il mondo dei sentimenti a 40 segni: gli emoticon.

In un mondo in cui la collera si propaga più velocemente della gioia, dalla ricerca presentata durante l’incontro è emerso come i trend di ricerca attuali nel mondo dell’industria, del lavoro, del sapere e della città siano legati a parole chiave quali economia locale, globalizzazione, rete intelligente, disorientamento, personalizzazione, sostenibilità e localismo.

Per quanto possa sembrare paradossale oggi proprio attraverso Internet e il Web si sta assistendo a un ritorno al locale, anche per quanto riguarda i prodotti e servizi offerti dalle aziende (microturismo, Km0), all’attenzione alla qualità (biologico, benessere) e alla salute, che preoccupa gli italiani più della situazione storica ed economica.

La relazione in rete diventa esportazione di strategie cognitive e emozioni interne e gli utenti cercano sempre più la possibilità di vivere esperienze personalizzate da condividere con gli amici sui social network.

Anziché ricorrere alla pubblicità su Facebook, generica e poco profilata, esistono oggi nuove tecnologie in grado di personalizzare il messaggio inviato al destinatario della comunicazione tramite smartphone, tablet e altri supporti mobile.

Un esempio sono i sistemi Bluemoz Hotspot, che consentono di raccogliere informazioni profilate sul cliente, veicolare la navigazione all’interno di contenuti informativi o promozionali prima ancora di autenticarsi e navigare in Internet e promuoverli viralmente, fidelizzando l’utente.

Ad esempio, nel caso di Bluemoz Hotspot il messaggio veicolato a tutti gli amici su Facebook tramite un semplice Like alla pagina diventa “è stato presso la vostra attività, gli è piaciuta ed ha navigato gratuitamente”.

Il marketing è quindi oggi sicuramente più “emotional” e meno “rational” e le aziende vincenti sono quelle in grado di divulgare un messaggio in grado di collegare un’azienda, un prodotto o un servizio a un’emozione piacevole.

Un’emozione positiva viaggia oggi più velocemente di un pensiero, è in grado di rispondere ai nuovi bisogni delle persone in Rete e assicura risultati maggiori in termini di fidelizzazione e visibilità alle aziende rispetto alla pubblicità tradizionale.

Cristina Skarabot